Eterno Ludwig van

Domenica 16 febbraio, ore 21
Conservatorio di Torino
Eterno Ludwig van
Due capolavori assoluti di Beethoven con Francesco Manara, primo violino dell’Orchestra Filarmonica della Scala e il direttore d’orchestra ungherese György G. Ráth
Il concerto di domenica 16 febbraio al Conservatorio di Torino, “Eterno Ludwig van”, segna l’avvio della stagione concertistica dell’Accademia Corale Stefano Tempia per i 150 anni della sua fondazione con un omaggio alla forza universale della musica del grande maestro di Bonn. Le opere di Beethoven, caratterizzate da profondità emotiva e audacia innovativa, non solo hanno rivoluzionato il linguaggio musicale, ma esprimono anche una forte visione filosofica, perfettamente in linea con lo spirito del suo tempo.
Protagonisti: Francesco Manara, primo violino dell’Orchestra Filarmonica della Scala e György G. Ráth, direttore d’orchestra di fama internazionale, più volte ospite delle stagioni Rai, accompagnati dall’Orchestra Melos Filarmonica.
In programma due capolavori assoluti di Ludwig van Beethoven: il Concerto per violino Op. 61, uno dei pilastri del repertorio violinistico celebre per il suo lirismo e la sua complessità tecnica e la Sinfonia n. 5, una delle opere più iconiche della musica classica.
Il Concerto per violino Op. 61 è stato composto nel 1806 e dedicato al violinista Franz Clement. Con i suoi tre movimenti – Allegro ma non troppo, Larghetto e Rondò (Allegro) – unisce lirismo e complessità tecnica, richiedendo al solista non solo maestria, ma anche una straordinaria capacità interpretativa.
La Sinfonia n. 5, invece, ideata tra il 1804 e il 1808, si articola nei quattro movimenti: Allegro con brio – celebre per il motivo iniziale, noto come il “destino che bussa alla porta” – Andante con moto, Scherzo (Allegro) e Allegro, un finale trionfale.
FRANCESCO MANARA, BIO
Diplomato al Conservatorio di Torino sotto la guida di M.Marin con il massimo dei voti, lode e menzione d’onore. Grazie ad una borsa di studio conferitagli dalla De Sono Associazione per la Musica si è perfezionato con G.Prencipe, F.Gulli, R.Ricci, S.Gheorghiu e H.Krebbers per il violino e con F.Gulli/E.Cavallo, P.Amoyal/A.Weissenberg e il Trio di Trieste per la musica da camera.
Nel 1992 è stato scelto da Riccardo Muti come Primo Violino Solista dell’Orchestra del Teatro alla Scala e dell’Orchestra Filarmonica della Scala. Come spalla, ha suonato con i più grandi direttori del momento. Nello stesso ruolo ha collaborato con L’Accademia di Santa Cecilia, l’Orchestra Mozart, la Bayerische Staatsoper Orchestre di Monaco, la Royal Concertgebauw Orchestra di Amsterdam, i Muenchner Philharmoniker. Le affermazioni in prestigiosi Concorsi Internazionali come il Michelangelo Abbado di Sondrio, J.Joachim di Hannover, A.Stradivari di Cremona, L.Spohr di Freiburg, Dong-A di Seoul, ARD di Monaco, Tchaikovsky di Mosca, Premio Paganini di Genova, CIEM di Ginevra lo hanno condotto presto verso una brillante carriera che lo ha visto esibirsi come solista con un centinaio di orchestre, tra cui l’Orchestra della Suisse Romande, i Bayrische Runfunk di Monaco, la Radio di Stoccarda, la Radio di Hannover, i Wiener Kammerorchester, la Tokyo Symphony, la Royal Philarmonic Orchestra, la Sinfonica Nazionale della RAI e, in più occasioni, la Filarmonica della Scala diretta da Riccardo Muti. Fondatore del Trio Johannes e primo violino del Quartetto della Scala, con cui si è esibito in tutto il mondo suonando anche in prestigiose sale come la Cornegie Hall di New York e il Mozarteum di Salisburgo. Docente di violino all’Accademia della Scala, ha tenuto masterclass in tutto il mondo. Francesco Manara è giurato di prestigiosi concorsi internazionali come il Premio Paganini di Genova e il Concorso Joachim di Hannover. La famosa rivista The Strad, che lo ha più volte recensito, lo ha definito “un artista di notevole sincerità e profondità, pronto ad affrontare i più importanti palcoscenici del mondo”. Suona un Nicola Amati del 1665.
GYÖRGY G. RÁTH, BIO
Direttore principale ospite della Real Orchestra di Sevilla, professore dell’Università di Győr, ex direttore musicale dell’Opera di Nizza e dell’Opera Statale di Budapest, direttore principale dell’Orchestra della Società Filarmonica di Budapest, György G. Ráth è uno dei pochi direttori d’orchestra che si distinguono tanto nell’interpretazione della musica lirica quanto in quella sinfonica e oratoriale. Il suo vasto repertorio spazia dai grandi classici, da Bach a Bartók, all’opera, da Mozart a Verdi e Puccini, fino a Janáček.
Il suo stile energico è sempre al servizio dell’espressione. I critici ne lodano la chiarezza nell’analisi e la capacità di esaltarne l’intensità e la tensione drammatica, Sotto la sua direzione, le orchestre suonano con passione, coinvolgendo ed emozionando il pubblico. Pur rispettando la tradizione, è sempre alla ricerca di nuove prospettive e ama scoprire capolavori dimenticati del passato.
Come direttore musicale dell’Opera di Budapest, ha realizzato la prima mondiale di un’opera in 3D, Il Castello di Barbablù di Bartók. Come decimo direttore principale dell’Orchestra della Società Filarmonica di Budapest, ha diretto il Poema Sinfonico in due parti di Mahler[1], creduto perduto, da lui ricostruito dai manoscritti trovati. Con questo lavoro ha ricevuto il titolo di Doctor Liberalium Artium all’Università delle Scienze di Pécs. La sua attività si intreccia con la riscoperta delle opere orchestrali di Ernő Dohnányi, ed è stato lui a presentare a Budapest la 4. Sinfonia di Franz Schmidt 75 anni dopo la prima viennese.
È regolarmente ospite del Teatro Colón di Buenos Aires, della Staatsoper di Amburgo, del Lyric Theater di Chicago, del Teatro La Fenice di Venezia, del Teatro dell’Opera di Roma e dell’Opéra de Nice. Inoltre, è direttore ospite stabile della Real Orquesta Sinfónica de Sevilla, dell’Orchestra Sinfonica della Rai, dei Filarmonici di Seoul e dell’Orchestra Filarmonica di Zagabria. Ha diretto nella maggior parte dei paesi del mondo e ha collaborato con artisti di fama internazionale, tra cui Marcelo Álvarez, Renato Bruson, Ray Charles, José Cura, Daniela Dessì, Norma Fantini, Ferruccio Furlanetto, Maria Guleghina, Sumi Jo, Zoltán Kocsis, Gidon Kremer, Éva Marton, Viktoria Mullova, Leo Nucci, Uto Ughi, Giacomo Prestia, Samuel Ramey, Vadim Repin, Szilvia Sass e Grigorij Sokolov.
Il maestro György G. Ráth si dedica alla formazione dei giovani musicisti, insegnando regolarmente. Ha scritto un libro sulla professione del direttore d’orchestra, in cui riassume tutto ciò che ha appreso dai suoi maestri: gli ungheresi Laszló Somogyi e Ervin Lukács, l’italiano Franco Ferrara, e poi da Leonard Bernstein e Seiji Ozawa, da Kurt Masur e Karl Österreicher. Ha iniziato la sua carriera vincendo il Concorso Toscanini di Parma nel 1986.
[1] Da cui derivò la Prima Sinfonia, detta “Il Titano” (da un programma di sala del musicologo Mauro Mariani)
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